L’obiettivo del terapeuta che nutre interesse per le patologie osteo-mio-fasciali, è quello di trovare vie sensibili nei confronti delle disfunzioni che colpiscono la struttura.
Per raggiungere tali obiettivi assumono un ruolo fondamentale, la ricerca delle evidenze cliniche, i cambiamenti delle stesse nei trattamenti, lo studio di non casualità dei risultati, che in associazione ad elementi aggiuntivi quali la volontà, la curiosità, l’intuizione rafforzano e fanno crescere un possibile risultato finale.

Questi sono alcuni punti che abbiamo perseguito negli anni, ricercando con attenzione approcci che hanno considerato l’anatomia e la fisiologia come basi indissociabili, per operare una manualità che ha permesso nel tempo una personale relazione con il tessuto connettivale.

Fisioscissione prende in considerazione diversi aspetti e si fonda su presupposti di base teorico-pratici consolidati nel tempo.

  • L’anatomia si esprime a strati (epidermide, derma, ipoderma, fascia, muscolo, miofibra).
    Ogni livello anatomico che ci riveste possiede una propria vita intrinseca cellulare con delle peculiarità dove metabolismo, scambio e propriocezione interagiscono in simbiosi come un unico sistema di coesione dinamico.
  • La matrice extracellulare rappresenta la sede di un sistema continuo di rimescolamento atto a garantire in simbiosi con la pompa cardio-circolatoria e con un integro processo emuntoriale, l’omeostasi del corpo umano.
  • Il tessuto connettivo accoglie numerosi sistemi sensoriali e recettoriali (meccanocettori, nocicettori, terminazioni libere, corpuscoli di pacini, corpuscoli di ruffini) ognuno dei quali presenta una propria soglia di attivazione in costante comunicazione con il sistema neurovegetativo, endocrino, immunologico.
  • L’unità vertebrale considerata nel dettaglio e scansionata nel particolare. In questo modo è possibile apprezzare la presenza di strutture sopraffini quali il nervo rachideo posteriore che si trova addossato al massiccio della spinosa, innerva l’articolazione zigo-apofisaria, i muscoli intrinseci del rachide e la pelle del dorso, si anastomizza tramite il ramo comunicante bianco con i gangli latero-vertebrali dell’ortosimpatico.
    La disfunzione dolorosa di un segmento vertebrale, di qualunque natura essa sia, determina delle modificazioni riflesse di sensibilità e di consistenza dei tessuti innervati dal nervo rachideo corrispondente.
    I messaggi nocicettivi veicolati dalla branca posteriore vengono integrati nel pool di neuroni delle corna posteriori, che determinano delle risposte motrici e vegetative locali e a distanza (Perl). Ritroviamo in prossimità della spinosa e della trasversa il micro-sistema dei plessi venosi extrarachidei in comunicazione diretta con i plessi venosi intrarachidei e midollari.
    Una leggera compressione delle vene durante il passaggio nel foro di coniugazione provoca una congestione nella zona drenata da questi vasi. (Maigne).
    I rami delle arterie radicolari che accompagnano i nervi rachidei nel loro decorso e vascolarizzano i peduncoli, gli archi posteriori e i muscoli profondi paravetrebrali. Da questi aspetti di geografia anatomica si comprende quanto sia importante salvaguardare l’integrità del forame di coniugazione.
  • L’importanza dei muscoli unisegmentari e dei multifidi nelle forze di scomposizione antigravitazionali dell’unità funzionale vertebrale ( compressioni assiali).
    Il raffinato valore propriocettivo di questo sistema intrinseco rachideo, che risiedono in un distretto anatomico di piccole dimensioni, dotato di una ricca struttura recettoriale fusale di significativo valore.
  • L’approccio terapeutico diversificato in base alla fisiopatologia (contratture, fibrosi, entesopatie, fasciti, tendinopatie) del tessuto connettivo tenendo in considerazione il concetto di consistenza-resistenza.

Mettere in relazione questi aspetti di macrovisione del particolare con le funzioni globali del corpo umano, rappresenta per Fisioscissione una peculiarità primaria.

Da questi e altri presupposti di base sono nati i concetti teorici della Fisioscissione e non solo. L’esigenza di trattare i dettagli anatomici precedentemente elencati e le diverse sfaccettature della fisiopatologia tessutale ha favorito la nascita di una attrezzatura tecnica studiata nel particolare: i Fisioscissor®.

Strumenti che risultano determinanti per venire a contatto in maniera non dolorosa con:

  • la fine propriocezione dei muscoli erettorio del rachide e con le tensioni di questi ultimi che indirizzano la vertebra verso la disfunzione ripristinando una buona tonicità dei muscoli multifidi, favorendo la frammentazione del movimento vertebrale e salvaguardando il sistema a “molla” vertebrale;
  • il nervo rachideo posteriore per migliorare la veicolazione nervosa e apportare messaggi somato-viscerali e risposte viscero-somatiche;
  • i plessi venosi extrarachidei per decongestionare il microcircolo venoso di ritorno e ridurre gli edemi intrarachidei in prossimità del forame di coniugazione;
  • le entesi dove le fibre collagene sono mineralizzate e integrate nel tessuto osseo.

Si tratta di distretti anatomici di ristretta dimensione dove le mani presentano delle difficoltà oggettive di contatto.

Strumenti tecnici utilizzati quindi per rendere più preciso il gesto terapeutico e poter:

  • drenare piccole quantità di liquidi senza alterare il fisiologico processo di rimescolamento;
  • eseguire un contatto specialistico atto a favorire il ripristino di un equilibrio recettoriale già alterato dalla patologia tessutale;
  • scindere, scollare, separare i setti muscolari e gli ancoraggi della fascia per favorire lo scorrimento dei diversi piani fasciali applicando un contatto in sequenze modulate in un ordine che tiene conto dello stato tessutale e tenendo in considerazione che l’anatomia si esprime a strati;
  • eseguire un contatto tessutale nell’ordine del millimetro dove la densità del materiale supera la consistenza del tessuto patologico (fibrosi, contratture, entesi, tendiniti) favorendo quindi un rilasciamento del tessuto;
  • lavorare il tessuto mio fasciale con minor fatica e dispendio energetico salvaguardando le nostre mani;

Tutte queste esigenze pratiche e teoriche correlate con l’importanza della biomeccanica respiratoria, con la presenza di pressioni che interagiscono in costante simbiosi con il sistema strutturale per il mantenimento di un equilibrio posturale statico dinamico, rendono Fisioscissione un trattamento che si distanzia dalla semplice mobilizzazione del tessuto molle fine a se stessa ma assume al contrario un significato più nobile.