Fisioscissione
PERCHE' LA FISIOSCISSIONE?
La struttura umana per ragioni di varia causa e natura va incontro frequentemente a problemi osteo-mio-fasciali, che trovano nella medicina riabilitativa le linee guida consolidate in virtù delle quali il fisioterapista cognitivamente e manualmente si confronta tutti i giorni con le evidenze cliniche del paziente. L'obiettivo del fisioterapista che nutre interesse per le patologie osteo-mio-fasciali, comunemente è quello di trovare vie sensibili nei confronti delle disfunzioni che colpiscono la struttura. Per raggiungere tali obiettivi assumono un ruolo fondamentale, la ricerca delle evidenze cliniche, i cambiamenti delle stesse nei trattamenti, lo studio di non casualità dei risultati, che in associazione ad elementi aggiuntivi quali la volontà, la curiosità, l'intuizione rafforzano e fanno crescere un possibile risultato finale. Questi sono alcuni punti che ho perseguito negli anni, ricercando con attenzione approcci che hanno considerato l'anatomia e la fisiologia come basi indissociabili, per operare una manualità che ha permesso nel tempo una personale relazione con il tessuto connettivale. Dalla Fisioterapia ho colto l'aspetto metodologico e scientifico delle tecniche, mentre dagli studi di Osteopatia ho tratto l'importanza delle relazioni anatomiche e la ricerca del particolare che spesso più di ogni altra causa condiziona primariamente l'omeostasi della struttura umana.
Nei primi anni di professione nel confrontarmi con le disfunzioni osteo-mio-fasciali, mi ritrovavo il più delle volte, a prendere in considerazione il solo distretto che presentava dolore. La tendenza era quella di rivolgermi al sintomo, piuttosto che alla causa, andare alla ricerca di "contratture muscolari" piuttosto grossolane o aree di dolore marcato, ottenendo il più delle volte, una reazione post-trattamento non buona e quindi un risultato poco soddisfacente o poco duraturo nel tempo. Il dolore è un messaggio, un avviso del corpo, e la causa spesso è distale. Cominciai quindi a valutare il paziente partendo da un punto di vista olistico, e a considerare che il più delle volte come insegna l'osteopatia è la piccola disfunzione a ostacolare l'omeostasi della struttura comportando l'insorgenza di compensi patologici. I risultati erano decisamente buoni nella maggioranza dei casi, altre volte ancora non soddisfacenti, in quanto un certo numero di pazienti ritornava alla seduta successiva, presentando nelle medesime aree, le stesse disfunzioni articolari, le stesse tensioni mio fasciali. Cercavo quindi di trovare nuove motivazioni nel riformulare una revisione critica alla valutazione funzionale in base alle evidenze cliniche. Ecco quindi che un'ispezione più accurata metteva in evidenza delle resistenze connettivali in prossimità delle spinose, nelle zone di ancoraggio della fascia, o a livello dermico la dove l'ispessimento era considerevole, o in profondità in seno al ventre muscolare. Queste zone spesso erano silenti e il paziente non le percepiva se non in occasione di sforzi fisici inusuali o in relazione a una palpazione mirata. Gli stessi punti in alcuni soggetti presentavano dolore vero e proprio anche in assenza di movimento ed era proprio per questa causa che il paziente si rivolgeva al professionista. Almeno uno di questi elementi anatomici non partecipava correttamente ad armonizzare la motricità. Rimaneva in me una sorta di insoddisfazione per la mancanza di una strumentazione idonea a disattivare con più precisione, consistenza, resistenza l'edema in un incavo, la tensione su di una fibra, la densità accentuata della fascia. I corsi cyriax, il trattamento della fascia, il connettivale riflessogeno, l'osteopatia, sono stati le basi per entrare in contatto con il sistema connettivale. Agevolato nella mia continua ricerca mi sono imbattuto in una lettura di alcune vecchie sperimentazioni del Dr. Lange (Simons e Travel, dolore muscolare diagnosi e terapia pag. 22 Vol. 1) che nel 1931 descrive il trattamento di alcune fibrosi tramite l'uso delle nocche delle mani, in associazione ad uno specillo di legno non acuminato che portò, dopo strofinamento forzato ad un vero e proprio cambiamento della consistenza muscolare. Un'associazione quella del legno che si rivelò piuttosto intuitiva e interessante tanto da indurmi a costruire un mezzo tecnico che si è evoluto nel tempo, i Fisioscissor. Ecco quindi l'evolversi di questi strumenti tecnici, studiati appositamente per assomigliare il più possibile alla raffinatezza dei polpastrelli delle dita allo scopo di intervenire in maniera non dolorosa e agire con precisione nelle aree di inserzione fasciale, nelle zone periarticolari, negli avvallamenti, nella proiezione dei setti intermuscolari, nelle fibrosi, nelle densità dove il collagene è più denso, nelle zone di scarso micro-circolo ecc. ecc. Con questa nuova attrezzatura tecnica, mi sono rivolto quindi come sempre alle strutture, con la consapevolezza che eliminare le asimmetrie non era per me fondamentale quanto ricercare piuttosto nel disequilibrio una certa armonia. L'esperienza che si stava formando nell'evolversi di questa metodologia mi ha permesso di porre in atto una serie di tecniche, usando in ordine cronologico tutti i Fisioscissor per lavorare con pressioni, vibrazioni, piccole trazioni, stiramenti, interponendo stimoli mirati e intensità delicate o decise a seconda delle necessità sui diversi livelli anatomici.
Dal punto di vista tecnico dopo strofinamento superficiale delicato, si evidenziavano già dei cambiamenti sulla zona dermica linfatica ,e sulla fibra del muscolo stesso, nella fascia. Un cambiamento della consistenza dei tessuti di sicuro significato che risultò utile a ridurre sia la tensione superficiale del connettivo che la consistenza e la densità delle fibrosi più in profondità. Da questo ho preso atto, che questa era una via sensibile da portare avanti, considerando che:
a) - l'anatomia si esprime a strati (epidermide, derma, ipoderma, fascia, muscolo) ed ognuno di essi presenta delle proprietà fisiologiche intrinseche particolari da non trascurare, in quanto nella tecnica andremo a contatto con questi livelli con più attenzione e rispetto.
b) - l'esistenza dei meccanocettori, delle terminazioni libere, dei nocicettori. Strutture immerse nella lamina fondamentale, MEC, che presentano proprietà in grado di favorire il rilevamento e il controllo, ma nello stesso tempo rimangono avvolti dalla densità della fascia in caso di sofferenza della stessa. E' necessario quindi non sconvolgere questi sensori con una azione di stimolo eccessiva favorendo un rimescolamento fuori controllo casuale, ma modulare sequenze che il SNC rilevi, immagazzini, e dia risposta.
Preso atto di queste due prime importanti precisazioni, era necessario porre in atto una manualità che contemplasse modalità metodologiche applicative sicure, con caratteristiche tecniche innovative e di semplice realizzo, consentendo inoltre all'operatore di lavorare in ergonomia esercitando minor dispersione di energia, ricavandone così efficienza per sé ed efficacia per la persona in trattamento.
Nasce quindi Fisioscissione con il significato di scindere i tessuti secondo fisiologia, facilitando il MICRO-movimento, senza sollecitare eccessivamente il processo di "rimescolamento" del complesso sistema connettivale. Viene permesso con questi presupposti di intervenire con un approccio che ha evidenziato un interessante invito all'approfondimento con importanti potenzialità in continua evoluzione.
Giovanni e Daniele Raimondi